Viva Pio IX


Il 13 marzo 2013 il cardinale di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, si affaccia dalla loggia di San Pietro. La piazza è colma di gente, ammutolita al sentire il nome del cardinale, acclama il papa che ha scelto il nome Francesco e che saluta la folla con un informale “buonasera”.

Il silenzio iniziale è simile a quello del 16 giugno 1846, quando si affacciava dalla loggia del Quirinale il neoeletto papa Pio IX. Il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti non era tra i più potenti e conosciuti a Roma, così come non era considerato il più papabile Bergoglio.

La stampa internazionale subito si mette in moto per far conoscere l’identità dei papi e per tentare di dare una direzione all’opinione pubblica. Di Mastai Ferretti diffonde il presunto orientamento politico liberale: durante i moti liberali aveva aiutato alcuni militanti e dato asilo a un Bonaparte, il futuro Napoleone III. Bergoglio è invece il papa della svolta, capace di avviare una riforma senza precedenti nella Chiesa, come san Francesco aveva fatto molti secoli prima. La Chiesa tornava finalmente povera!

Ma le notizie circolano anche nella Chiesa dalle diocesi guidate dai due pastori: Spoleto e Imola, affezionate al loro arcivescovo Mastai Ferretti, e Buenos Aires, profondamente legata all’arcivescovo Bergoglio. Entrambi amati per una pastorale attenta ai bisogni dei più poveri ed emarginati, per un’evangelizzazione forte e coerente e per un carisma personale fatto di socievolezza, paterna cura e attenzione verso ogni fedele.

In poco tempo l’opinione pubblica mondiale è a loro favorevole! Quei tanti “Viva Pio IX!” gridati in tutta Europa dal 1846 al 1848 sembrano oggi risuonare nei tanti “Viva Francesco!” dilaganti in tutto il mondo…

Come può il capo di una religione esercitare una così forte attrazione sul piano politico e morale di paesi interi?

Uno sguardo ai “Viva Pio IX!” del Risorgimento potrà aiutarci a dare qualche risposta!



E’ il 17 luglio 1846 e una folla inneggiante di circa 30.000 persone è sotto alla finestra del papa al Quirinale.

In tutta la piazza riecheggiano “Viva Pio IX!” fino a sera e nessuno sembra voler lasciare la piazza. Un evento da lasciare il segno nella storia. Tutta la stampa ne parlerà.

Che cosa era successo? Il papa al momento dell’elezione al soglio pontificio, poche settimane prima, era stato accolto da un silenzio inquietante che il pontefice aveva commentato in privato: “Preferiamo il silenzio agli Osanna, che precedono sempre l’ascesa al Calvario!”.

Ma le sue prime decisioni politiche erano bastate a conquistare il popolo romano: l’avvio del risanamento amministrativo ed economico dello stato e la prima commissione di governo formata da esperti per iniziarne i lavori.

La stampa di orientamento politico liberale in tutta Europa elogiava il papa “liberale”!

Cortei frequenti percorrevano la città per raggiungere il palazzo del Quirinale e vedere affacciarsi il papa per la benedizione. Quel 17 luglio i “Viva Pio IX!” acclamavano il papa per l’editto di amnistia dei carcerati politici.

Il papa si affaccia, una due tre volte. Ma la piazza vuole più della solita benedizione, vuole un discorso! Così improvvisa un saluto affettuoso, chiedendo paternamente di tornare alle proprie case a riposare. Una tenerezza che colpisce il popolo liberale, che va via esaltato.

Il popolo dei cortei romani era guidato da un uomo carismatico della plebe: il carrettiere Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio. Si faceva ambasciatore del movimento liberale nazionale, attivo attraverso le riviste e i Congressi scientifici nazionali, in cui si propugnava l’unità italiana per lo sviluppo economico della penisola. Ed era portavoce della stampa liberale internazionale, in particolare di Londra e Parigi intente ad opporsi al predominio politico e militare dell’Austria sulla penisola italiana.

Il movimento politico liberale internazionale credeva che le riforme amministrative, politiche e sociali potessero incentivare una crescita economica generale: Pio IX con i suoi primi atti dimostrava di voler procedere proprio sulla via delle riforme.

La nomina a segretario di stato del cardinale Gizzi, noto riformista, la congregazione di stato per le riforme, la maggiore libertà di stampa, la creazione di una Guardia Civica formata da cittadini e l’istituzione di ministeri moderni con un Consiglio di ministri: tutto entusiasmava i liberali europei e accendeva di speranza gli italiani!

Il movimento liberale nazionale, formato da democratico-repubblicani e liberali, aveva trovato una guida in Pio IX per raggiungere finalmente l’unità nazionale! I liberali cattolici credevano nel rinnovamento della società mediante il cristianesimo e vedevano il capo della Chiesa come guida ideale di uno stato. Per Gioberti Pio IX era il papa da lui predetto: vera voce del popolo italiano e legittima autorità.

I democratico-repubblicani erano in realtà disgustati dai “Viva Pio IX!”: per loro la Chiesa e la religione avevano causato la decadenza italiana e mal vedevano un’unità nazionale guidata da un papa! Ma decisero di servirsene. Mazzini era convinto che un papa a capo del movimento nazionale avesse prima o poi costretto l’Austria ad intervenire… per determinare così la fine del “neoguelfismo”, il movimento liberale cattolico.

Ma chi era Pio IX? Era veramente il liberale dipinto dalla stampa, che nel recarsi al conclave si diceva portasse con sé i testi di D’Azeglio e Balbo, due noti politici liberali?

Giovanni Maria era un giovane nobile dal carattere affabile, ma con un forte spirito libero e una leggera vena ironica. Da giovane studente del seminario romano si dava da fare ogni giorno in diversi istituti di assistenza sociale, tra cui l’orfanotrofio Tata Giovanni in cui celebrò la prima messa.

Da sacerdote non faceva che stupire gli alti prelati per la sua stravaganza, ma Pio VII rispondeva a chi si lamentava di lui: “Lasciamo che faccia. Egli conosce del cuore dell’uomo quel che noi non veggiamo neanche nei tratti dei volti!”.

Amava stare in mezzo alla gente. A Roma era famoso per i suoi “fervorini”, catechesi e preghiera fatte in strada, spesso in dialetto per essere meglio compreso.

I suoi più grandi desideri erano partire missionario e diventare gesuita!

Solo il primo riuscì a realizzare per pochi anni: partì per il Cile dove passò la maggior parte del tempo incarcerato a causa di un golpe politico. Ma fece in tempo a fare assistenza in diversi ospedali e ad evangelizzare in strada la popolazione.

Da arcivescovo nelle diocesi di Spoleto e Imola si era subito fatto amare per la sua cordialità e attenzione ad ognuno e per la sua grande beneficenza, ma anche per la sua coerenza: redarguiva spesso i sacerdoti che vivevano nel lusso con queste parole: “Siamo circondati dalla povertà e a noi che operiamo in nome di Nostro Signore si richiede di essere più poveri del più povero dei nostri poveri!”.

Le sue prediche erano semplici e incisive e attiravano tantissime persone, anche chi aveva abbandonato la pratica religiosa o si era allontanato dalla Chiesa dichiarandosi ateo giacobino.

Diede esempio di buona amministrazione: grazie alla sua passata esperienza da manager dell’ospizio San Michele a Roma, riuscì a risanare ambedue le casse vescovili, avviò nei due territori una crescita economica con opere di bonifica ed ingegneria civile, favorì il lavoro aprendo numerose industrie e filande e mettendo a disposizione senza oneri gli immobili di proprietà vescovile per laboratori di artigianato.

Era osteggiato dagli aristocratici più conservatori che lo accusavano di favorire i rivoluzionari e di radunare in città un popolo di fannulloni grazie alle sue elemosine.

Prestava il suo aiuto a chiunque, fosse stato un mezzadro senza sementi, una vedova con figli o un banchiere in bancarotta. Molte volte diede la sua protezione a ribelli feriti o sacerdoti liberali: una volta diede asilo in chiesa ad un ferito sfidando i compagni di banda che lo inseguivano per giustiziarlo. Tutto per servire l’uomo e per seminare la pace di Dio, come spesso ripeteva per motivare le sue azioni a chi sospettava di lui: “Vorrei solo che si ascoltasse il Principe della Pace e non i rimbombi dei proclami o delle schioppiettate”. Ma le sue motivazioni cadevano spesso nel vuoto, tanto che quando fu eletto pontefice la sua fama di “liberale” e “amico dei liberali” era già diffusa.

Da papa non cambiò stile di vita: pasti frugali, vestiti e scarpe usati fino alla consunzione, una camera spoglia da tappeti e baldacchini, con un grande crocifisso e un inginocchiatoio come unici arredi. E le giornate si ripetevano allo stesso modo: intensa preghiera, affari e udienze private, passeggiata quotidiana in anonimato in mezzo alla gente per conoscere da vicino i fedeli e fare beneficenza in segreto. Continuava a visitare gli ospizi, gli educandati con ragazzi orfani, le carceri, i seminari e tutti gli enti di assistenza. Nella passeggiata quotidiana, vestito da semplice prete, poteva decidere se seguire una processione di devoti, partecipare a funzioni religiose o recarsi in pellegrinaggio al santuario del Divino Amore unendosi ad alcuni forestieri.

Era un vero spirito libero!

Così come da arcivescovo di Spoleto e di Imola aveva considerato le casse del vescovado di proprietà di tutto il popolo di Dio, tanto che erano continuamente vuotate e poi riempite grazie a donazioni provvidenziali, ora da papa redarguiva chi gli suggeriva di non svuotare in fretta le casse dello stato: “Ogni giorno veggiamo molti chiedere udienza a noi per trovare sollievo alla miseria o ottenere un diritto negato. Un vecchio ieri chiese sette soldi perché il figlio potesse andare in Seminario. Che non ci sia soldo al Quirinale se non perché venga distribuito. Nulla alla mia mensa che non sia anche in quella del più povero dei miei sudditi”.

Pio IX sembrava avere tutte le caratteristiche di un uomo santo di Chiesa. Ma i suoi provvedimenti erano frutto di idee politiche?


 

Dai suoi atti e dalle sue parole sappiamo che era a favore delle riforme, soprattutto agricola, tributaria, doganale e penale, per lui strumenti validi e necessari per migliorare la vita dei sudditi. Da vescovo aveva appoggiato molte innovazioni nel campo del sociale, creando catene di microcredito, istituendo asili per mamme lavoratrici, fondi per mogli e figli di carcerati e aprendo laboratori di artigianato per ragazzi, istituti formativi e scuole per donne.

Era convinto fautore delle leghe doganali e di tutti gli accordi tra stati. Nel 1847 firmò con il Regno sabaudo e il granducato di Toscana un accordo per una lega doganale. Così diceva: “se si provasse come far stringere tutti i Governi negli accordi di commercio, di aiuto, di occupazione… siamo certi che il fuoco delle teste calde non divamperà per le nostre terre… staremo più tranquilli e i nostri amati figli e sudditi non staranno nel pericolo costante”.

Era anche a favore delle federazioni sovranazionali o nazionali: “Noi crediamo che si potrebbero mandare a un unico congresso un rappresentante per ogni Stato a discutere di queste cose a regolare con leggi tutti i problemi che poi si avrebbero”. Tutte idee coerenti con la sua missione di pastore delle anime, con i principi cristiani di pace e di solidarietà tra i popoli… ma di certo avevano molto in comune anche con le idee dei liberali!

Moti europei 1848A gennaio del 1848 i rivoluzionari autonomisti di Palermo prendono il potere e annunciano l’inizio di una nuova era in cui “stabilire riforme, istituzioni analoghe al progresso del secolo, volute dall’Europa, dall’Italia e da Pio”. Il papa era turbato da questo fraintendimento diffuso e così scrive all’amico Falconieri: “Continuano a dire ancora che noi che facciamo le veci sulla Terra del Principe della Pace, portiamo discordia e non facciamo che proteggere teste calde di tutta Europa e richiamare alla rivoluzione. Questo è per noi il dolore più grande. Si dica tutto di questo inutile servo ma non che egli abbia altro cruccio se non la Pace e la Gloria di Nostro Signore”.

Tutta l’Europa è accesa da manifestazioni che, come a Palermo, chiedono la Costituzione spagnola di Cadice del 1812. I sovrani spaventati dai moti violenti si convincono uno ad uno a concederla, anche in Austria dove Metternich è costretto a dimettersi. Pio IX pressato dai liberali il 14 marzo concede lo Statuto, che istituisce due camere rappresentative dei sudditi (Alto Consiglio e Consiglio di stato) e il Sacro Collegio dei cardinali come Senato.

I “Viva Pio IX!” si moltiplicano alla notizia dello Statuto, ovunque si inneggia al papa, scrivendo l’evviva sui muri, sulle giacche, sui fazzoletti, sulle spade e gridandolo nelle canzoni dei poeti e compositori lirici! Il papa liberale continuava a rinnovare la società!

Ma il papa è sempre più preoccupato da quest’aria di rivoluzione. Così spiega all’ambasciatore di Modena:

“Noi crediamo che ci sono uomini che vedano giusto nel volere un destino migliore per questa nostra Italia e che siano leali nei confronti dei loro sovrani che non spingono alle armi e alla rivoluzione… sono fieri e coraggiosi e noi preghiamo per loro e li benediciamo… ma ci sono altri uomini che invece percorrono strade dubbie e oscure e che spingono alla distruzione degli stati e armano una oscura rivoluzione… per questi preghiamo di più che si ravvedano, che vedano il male che ci fanno e li benediciamo con maggiore trasporto”.

Il 24 marzo si ha una svolta nel movimento risorgimentale!


Il re Carlo Alberto di Savoia con un proclama si impegna a soccorrere i fratelli lombardi contro l’Austria, invocando l’aiuto di Dio “che ha dato all’Italia Pio IX … che con sì meravigliosi impulsi pose l’Italia in grado di fare da sé” e adottando la bandiera tricolore simbolo della nazione italiana. Interviene per il diritto dei popoli italiani all’indipendenza e come adesione al programma neoguelfo, ma più implicitamente per impedire l’intervento francese e per opporsi ad un’evoluzione rivoluzionaria repubblicana.

Da tutta Italia partono truppe di soldati e volontari improvvisati, così anche le truppe pontificie capeggiate dal generale Durando decidono di muoversi verso la Lombardia senza il consenso del papa, che in privato aveva raccomandato al generale di non farlo.

Pio IX allarmato da questa guerra contro l’Austria, nazione cattolica, e dalle notizie del nunzio apostolico a Vienna di un possibile scisma della chiesa germanica austriaca un mese dopo riafferma pubblicamente la sua posizione pacifica. Con l’Allocuzione del 29 aprile al Concistoro dei cardinali pone fine alle innumerevoli richieste di un intervento del papa contro l’Austria e condanna il sogno neoguelfo: “Qui poi, al cospetto di tutte le genti, non possiamo non rigettare i subdoli consigli, manifestati anche per mezzo dei giornali e dei libelli, di coloro che vorrebbero il Romano Pontefice Presidente di una certa nuova Repubblica da farsi, tutti insieme, dai popoli d’Italia”.

Il papa era favorevole all’unità italiana ma solo come federazione di stati, perché la guida doveva restare ai legittimi regnanti, come loro diritto.

Da quel momento in poi continuava a battersi per la causa nazionale silenziosamente, inviando lettere e delegati all’imperatore austriaco per convincerlo a concedere la nazionalità italiana entro i confini naturali.

Il discorso del 29 aprile genera una violenta reazione nei gruppi patriottici italiani, convinti del tradimento del papa alla causa nazionale. A Roma Pasquino, autore (o più autori) di satire politiche anonime tramite scritte presso statue cittadine, così dà voce all’amarezza di tutto il popolo liberale: “Noi ci illudiam, Marforio, e parliamoci franco: dir prete patriottico è dire corvo bianco;/contraddizione in termini, cui non si dà l’uguale,/essere papa a un tempo ed essere liberale”.

Ciceruacchio organizza manifestazioni contro Pio IX, devastando case e chiese in tutta la città e spingendosi in corteo sotto al Quirinale per minacciarlo.

Il re sabaudo Carlo Alberto accetta la guida del movimento nazionale offertagli dai liberali e spinge i governi provvisori lombardi e veneti ad accettare l’annessione al regno sabaudo. Ma pochi mesi dopo, il 10 agosto, a causa delle disfatte militari e della riconquista della Lombardia e del Veneto da parte delle truppe austriache, è costretto a firmare l’armistizio con l’Austria.

Fallito un nuovo tentativo di federazione tra stati a causa del rifiuto del nuovo governo piemontese, il papa affida il governo a Pellegrino Rossi, costituzionalista favorevole alla federazione economica, ma il 15 novembre è ucciso dai rivoluzionari.

Pio IX è ormai considerato nemico della patria e ogni suo atto è preso come attacco alla causa nazionale: all’ultimo Congresso nazionale degli scienziati si decide di eliminarlo dalla scena politica.

I “Viva Pio IX!” sono ora cambiati in “Morte a Pio IX”.

Il giorno dopo all’attentato a Pellegrino Rossi un corteo di uomini armati si spinge sotto al Quirinale per chiedere un governo democratico. Ciceruacchio è invitato con altri a salire per essere ricevuto dal papa, ma preso dall’euforia decide di affacciarsi al balcone per fare un proclama ed infiammare i rivoltosi. Partono dei colpi dai cannoni rubati alla polveriera pontificia che colpiscono a morte un domenicano in conversazione con il papa.

Pio IX scosso dalla violenza dei rivoltosi decide di cedere alle richieste, concedendo un governo democratico e restando recluso in Quirinale sorvegliato dalle guardie rivoluzionarie. Era un vero e proprio colpo di stato.

La sera del 24 novembre il papa vestito da semplice prete riesce a fuggire dal Quirinale, aiutato da alcuni ambasciatori e nobili della città, e raggiunge Gaeta per entrare nella protezione del re delle Due Sicilie.

La mattina del 25 novembre Roma si sveglia senza papa lasciando tutti attoniti, rivoluzionari compresi. I liberali più moderati mandano delle ambasciate al papa per chiedergli di tornare. Tutta la città è percorsa da processioni penitenziali per ottenere il ritorno del papa. Il governo democratico indice delle elezioni per l’Assemblea Costituente, partecipate da pochissimi cittadini. I liberali moderati lasciano la città per la radicalizzazione della politica. Moltissimi patrioti giungono invece da tutta Italia, tra cui Mazzini. Un flusso continuo di fedeli parte ogni giorno in pellegrinaggio silenzioso per recarsi a Gaeta ed ottenere la benedizione del papa. Moltissime donazioni da tutto il mondo giungono al papa in esilio.

Usciva dalla scena il “papa liberale”:

agli occhi del mondo Pio IX tornava ad essere il capo della Chiesa universale.


BIBLIOGRAFIA

BOREA M., Tra cielo e terra. Pio IX: il faticoso cammino terreno di un Beato, Albatros Il Filo, Roma 2010

BELARDINELLI M., Il Risorgimento e la realizzazione della comunità nazionale, Edizioni Studium – Roma, Roma 2011

VETTORI G., Le Pasquinate che ‘fecero’ l’Italia. Storia del Risorgimento attraverso le Pasquinate, Scipioni, Tarquinia 1995

Archivio delle Costituzioni storiche dell’Università di Torino, Dipartimento di Scienze Giuridiche: costituzioni di tutto il mondo a partire dal ‘700 fino al 1990

Archivio dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano di Roma: online le raccolte documentarie dell’istituto, costituite soprattutto da corrispondenze, ordinate in 1132 buste e 1093 volumi manoscritti

Sito web privato dedicato alla figura di Pio IX: all’interno raccolta esauriente dei documenti e atti emanati dal pontefice. Per gli anni che interessano la ricerca: 1846 / 1847 / 1848 / 1849

CRONOLOGIA

1830-31 – Moti politici in tutta Europa. In Francia salgono al potere i liberali

1846 Elezione di Pio IX

1848-49 – I Guerra d’Indipendenza e allocuzione di papa Pio IX contro la guerra. Fuga del papa a Gaeta. Nascita e caduta in pochi mesi della Repubblica Romana

1859 – II Guerra d’Indipendenza in Italia. La Lombardia va al Regno di Sardegna. Governi provvisori in tutta Italia

1866 – III Guerra d’Indipendenza che nasce nel conflitto austro-prussiano. Veneto dato al Regno di Sardegna

1870 Roma presa dai soldati italiani, un anno dopo Roma sarà capitale del Regno d’Italia

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