Il Mito del Bosco 1


Il 2011 è stato l’anno dedicato dalla FAO alle Foreste di tutto il mondo. In questi tempi infatti le foreste non se la passano molto bene, tra la deforestazione che le distrugge e il cambiamento climatico che le indebolisce.

Ma sono fondamentali per l’uomo: nel mondo circa 3,2 milioni di persone riescono a sopravvivere grazie ai beni della foresta.

Oltre alla riforestazione si stanno studiando programmi di gestione forestale in cui le culture indigene, che vivono dei beni forestali, possano insegnarci come rispondere al cambiamento climatico preservando la ricchezza delle foreste.

Nel Roma Forest, ad ottobre del 2011, si sono evidenziate le problematiche europee, tra cui gli incendi e la perdita della biodiversità, ossia l’estinzione di alcune specie animali e vegetali che vivono nel bosco.

La tutela delle aree naturali è quindi il primo passo da fare, per poi provvedere al rimboschimento e stabilire una connessione proficua tra agricoltura e aree boschive.

E nel Medioevo, qual era il rapporto tra uomo e bosco?

Ci immaginiamo sempre una società molto rurale, in cui le stagioni sono legate al ciclo della terra e dove i più ricchi sono proprio i grandi proprietari terrieri.

Quindi conoscevano meglio di noi le ricchezze che possedeva la foresta?

Beh, la civiltà medievale è chiamata dagli storici anche “civiltà dell’albero” …scopriamo perché!



Silva, saltus, nemus, boscus, gaium, gualdum, foresta, lucus: erano molti i termini latini che identificavano un bosco o un gruppo di alberi.

L’albero era un bene primario che fin dall’antichità veniva utilizzato nei più svariati modi e per diverse finalità.

linea tempo defGli uomini medievali però avevano molti più alberi a disposizione dei loro antenati più prossimi, perché negli ultimi secoli dell’Impero romano lo spopolamento delle campagne da parte dei contadini (che non riuscivano più a ricavarne di che vivere) aveva causato un aumento incalzante delle foreste.

Tutto avvenne in un periodo in cui la popolazione europea subiva continue epidemie, carestie ed eventi climatici disastrosi per le coltivazioni, che determinarono una forte crisi economica, in coincidenza con una crisi politica e amministrativa diffusa.

Inoltre, la discesa dei popoli germanici nel territorio dell’Impero influenzò notevolmente il rapporto tra uomo e bosco, così che anche il bosco “selvaggio”, spesso denominato lucus, cominciò ad essere considerato un bene prezioso da chi viveva nelle sue vicinanze.

Dalla cultura classica gli uomini medievali mantennero vivo lo studio delle tecniche di innesto e di addomesticamento delle piante, arrivando a risultati eccellenti registrati nei trattati medievali di agricoltura.

Nel Medioevo nei numerosi boschi la caccia, la pesca nelle paludi dei boschi, l’allevamento brado del bestiame, la raccolta dei frutti selvatici e il taglio del legname divennero funzioni essenziali della sussistenza.

Il legname secco, raccolto, oppure verde, tagliato dagli alberi o dai cespugli, garantiva il riscaldamento delle case e forniva il materiale grezzo per l’edilizia, la produzione di attrezzi da lavoro e prodotti artigianali; ma soprattutto era un bene primario di scambio per il settore commerciale.

Nelle foreste quindi si poteva incontrare chiunque!

Dai falegnami ai contadini, dagli allevatori ai pescatori, dai monaci che cercavano erbe medicinali ai re che con il proprio seguito cacciavano le prede più ambite. Ma non tutte le zone boschive erano facilmente accessibili. In alcuni boschi ci si poteva anche nascondere dai propri inseguitori, trovare un luogo di tranquillità e segretezza, a volte per escogitare piani omicidi o criminali.

Soprattutto quando la notte calava gli uomini medievali ci raccontano che si poteva rischiare di incontrare animali spaventosi o peggio uomini selvaggi…uomini emarginati dalla società che prendevano sembianze animalesche, alimentando terribili leggende locali…

Aree boschive erano presenti proprio ovunque: nelle città, nelle campagne, e anche all’interno dei grandi latifondi, chiamati curtes, dove fornivano ai coloni i beni di sussistenza e il materiale utile ai lavori agricoli nel latifondo.

Ben presto però sappiamo che scoppiarono liti e controversie un po’ ovunque per il diritto di sfruttamento di aree incolte che erano al di fuori dei possedimenti e delle proprietà.

I maggiori richiedenti erano comunità locali, piccoli villaggi sorti lungo strade o fiumi e comunità monastiche. Gli uomini medievali avevano scoperto che il bosco era un bene comune, un bene per la collettività, per cui essa avrebbe anche potuto battersi.

Ma poteva bastare ottenere la garanzia da parte dell’autorità territoriale più potente. Si moltiplicarono così le concessioni di queste aree incolte da parte di autorità regie, imperiali e vescovili. Venivano divise tra singoli oppure affidate a piccole comunità che ne ottenevano il diritto di uso comune.

Vi ricordate la nascita dei Comuni?


 

Uno dei motivi fu proprio la difesa dei beni comuni, tra cui i boschi. I beni comuni erano appunto dei diritti civici spettanti a un’intera comunità e a ogni suo membro, tenuti insieme, di comune accordo!

Insomma, il bosco era conteso da tutti, amato da molti e sempre presente nella vita degli uomini del Medioevo. Ma qualcosa accadde. L’attacco venne da un settore che sembrava amico, quello agricolo. Il bosco gli forniva sostegni per le viti e materiale per ogni sua necessità, ma non venne ripagato.

L’aumento demografico della popolazione che avvenne in tutto il territorio europeo nell’XI secolo creò una domanda di beni di sussistenza maggiore, che non poteva essere soddisfatta da un’agricoltura intensiva, come era quella degli orti e delle colture arboree. C’era bisogno di allargare le superfici coltivate, non si poteva più guardare alla qualità e si sceglieva di aumentare la quantità di produzione.

E così le colture mangiarono le aree incolte. Opere di irrigazione e di dissodamento, di pulizia del terreno dagli alberi, dette silva runcare, avanzarono velocemente, anche nelle città, dove furono risparmiati solo gli alberi da frutto.

Ma il buon rapporto che c’era tra gli uomini e i boschi resistette ancora, anche se la situazione stava diventando grave. I boschi rimasti erano in pericolo: ridotti di estensione, erano sfruttati da una popolazione aumentata a dismisura.

Ovunque furono tentate vie di salvaguardia di questo bene così importante. Autorità regie e comunali cercarono di proteggere le proprie aree boschive mediante decreti, tassazioni e istituendo un nuovo corpo forestale.

In molte zone fu vietata l’esportazione di legno, furono stabiliti dei turni di taglio per i boschi cedui, furono limitati la raccolta di legna secca e il pascolo di bestiame per non indebolire il suolo, e comminate punizioni severe per i danni arrecati dagli uomini, tra cui gli incendi. Per i boschi in condizioni più gravi fu stabilito il divieto di sfruttamento per una durata variabile di mesi o anni.

L’incremento della popolazione e la crescita economica aveva portato come conseguenza uno sfruttamento maggiore dei beni naturali, proprio come accade ai nostri giorni…

Nel Medioevo si tentò da subito la via della salvaguardia…


BIBLIOGRAFIA

B. ANDREOLLI – M. MONTANARI, Il bosco nel Medioevo, CLUEB ed., Bologna 1995

GIOVANNI CHERUBINI, Agricoltura e società nel Medioevo, Sansoni (Scuola Aperta), Firenze 1972 (disponibile su RM – Reti Medievali; utili le numerose fonti medievali allegate)

M. DEBBIA, Il bosco di Nonantola. Storia medievale e moderna di una comunità della bassa modenese, Ed. CLUEB, Bologna 1991

V. FUMAGALLI, Paesaggi della paura. Vita e natura nel Medioevo, Il Mulino ed., Bologna 1994

 

CRONOLOGIA

IX secolo d.C. – Inizia l’attacco alle aree incolte delle campagne intorno alle città.

XI secolo d.C. In tutta Europa si assiste a una veloce distruzione delle aree incolte, nelle campagne e nelle città, in coincidenza con la Rivoluzione agraria e con l’aumento della popolazione.

XII-XIII secolo d.C. Nei paesi europei si promulgano leggi e decreti di tutela delle aree boschive, imponendo limiti nei consumi e nel dissodamento. In molte aree si registrano gravi dissesti idrogeologici per l’erosione del terreno. Alcune proprietà boschive sono frazionate per assegnarle a singoli contadini con l’obbligo di custodia e il divieto di disboscamento.

XIV secolo d.C. Pausa delle attività di disboscamento in tutta Europa a causa della crisi demografica dovuta a carestie e alla diffusione della peste nera. I boschi aumentano d’estensione, ripopolando nuove aree di coltivazione abbandonate.


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